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CACCIA, BRAMBILLA: “CON LA SCUSA DEI DANNI ALL’AGRICOLTURA SI FAVORISCONO LE DOPPIETTE”

Pubblicata il 29 giugno 2013

“La campagna per l’abbattimento dei caprioli nella provincia di Alessandria altro non è che la riedizione di una storia vecchia: con la scusa dei danni prodotti all’agricoltura o all’ allevamento – come nel caso dei lupi della val di Susa – si vogliono compiacere le solite lobby dal grilletto facile”. Lo ha detto oggi, a Torino, l’on. Michela Vittoria Brambilla, a margine della presentazione del suo libro “Manifesto animalista”.

“Se il comportamento di animali selvatici – prosegue – costituisce un problema, la risposta non è armare squadre di Rambo per fare una strage, ma ricorrere ai metodi ecologici oggi disponibili: per esempio, sterilizzazione con esche selettive o metodi dissuasivi che vanno studiati caso per caso. In realtà chi vagheggia la caccia ai caprioli, ai cinghiali o addirittura ai lupi è già a caccia per conto suo. Ma di voti”.

“Manifesto animalista”, presentato oggi a Torino, è allo stesso tempo saggio e iniziativa solidale. Tutti i diritti d’autore, infatti, saranno impiegati per aiutare animali in difficoltà: i primi tre assegni sono andati la settimana scorsa ad altrettante associazioni di Napoli, Vigevano (Pv) e Villacidro (Ca). Nel libro, l’ex ministro del Turismo parla della sua vocazione protezionista e spiega perché ha deciso di dedicare buona parte delle sue energie alla tutela degli animali e dell’ambiente. Duecento pagine che servono a molte cose: per richiamare l’attenzione dei lettori su realtà spesso trascurate, per delineare un programma politico, per raccontare qualcosa di sé. Ogni capitolo – salvo l’ultimo, dedicato alle emergenze ambientali – affronta un argomento “animalista” e sostiene una tesi, ma contiene anche ricordi e “ritratti di animali” che hanno contato qualcosa, quasi sempre tantissimo, nella vita dell’autrice. Chi preferisce la versione “pasionaria” non resterà comunque deluso. Il libro è un “Manifesto” non solo nel titolo. Contiene e motiva un programma politico e culturale: “Abolire la vivisezione (“un grande business, che garantisce generosi finanziamenti ai centri di ricerca”), riconoscere agli animali lo status di esseri senzienti, portatori di diritti, e punire più severamente maltrattamento e abbandono, combattere a fondo il randagismo, rivendicare la nostra libertà di convivere serenamente con gli animali, vietare l’allevamento e l’uccisione di animali per produrre pellicce (“La maggior parte delle donne le detesta”), abolire zoo e spettacoli con animali, abolire palii e sagre che comportano lo sfruttamento di animali, abolire gli allevamenti intensivi e promuovere una cultura vegetariana, abolire la caccia, difendere il pianeta e, impegnarsi, a partire dai piccoli gesti della vita quotidiana, per uno sviluppo sostenibile”. Tutto ciò in nome di una moderna visione del rapporto tra uomo e animale, non divisi dall’abisso che distingue l’animato dall’inanimato, ma uniti dal comune dono della vita.

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