Lettere

LAVORATORI AUTONOMI, FACCIAMOCI SENTIRE

Pubblicata il 15 ottobre 2009

Il caro Prodi, povero in canna, come farà a risolvere il problema della disoccupazione per le donne col suo tesoretto che sicuramente dividerà con gli statali tutti comunisti? Vorrei fargli una domanda: quanti statali sono stati licenziati negli ultimi vent’anni? Prodi ha palesemente individuato i lavoratori autonomi come i nuovi nemici di classe da distruggere: non possiamo subire tutto ciò, senza far sentire la nostra voce. Credo siano maturi i tempi per una serrata di tutti i lavoratori autonomi. Un giorno tutti i lavoratori autonomi dovrebbero chiudere bottega, laboratori, ambulatori ed uffici, spegnere le luci delle città, ritirano i soldi depositati in banca e trattenerli per una settimana, non usare più le carte di credito per un mese, raccogliere contributi per comporre ed insediare un comitato di difesa del lavoro autonomo. In altre parole, porre le basi per ricordare alle altre parti sociali che la nostra è sì una repubblica fondata sul lavoro, ma che questo lavoro lo svolgono soprattutto quelli che, come gli autonomi, non guardano orari, feste, week-end, rischiano in proprio. Se non lavorano o se non incassano, come spesso avviene, ne subiscono a pieno le conseguenze. Se rimangono senza lavoro non hanno ammortizzatori sociali e, se si spaccano la schiena 12 ore al giorno per guadagnare qualche cosa di più, provvede Visco a portargli via il frutto del loro lavoro.
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